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Confronto

Server in azienda o cloud? I numeri veri per una PMI da 30 postazioni

Confronto onesto tra server on-premise e cloud su cinque anni: costi visibili, costi nascosti e i casi in cui restare in sala macchine è la scelta giusta.

La domanda arriva quasi sempre allo stesso momento: il server ha quattro o cinque anni, la garanzia sta per scadere, e bisogna decidere se comprarne un altro o spostare tutto in cloud. È una decisione da cinque anni, presa spesso in due settimane sotto la pressione di un preventivo in scadenza.

Questo articolo mette in fila le voci di costo che vanno confrontate — comprese quelle che nei preventivi non compaiono — e i casi in cui restare in sala macchine è la scelta corretta. Prendiamo come riferimento un’azienda da trenta postazioni con un gestionale, file condivisi e posta già su Microsoft 365.

Il confronto che quasi tutti sbagliano

L’errore tipico è mettere a confronto il prezzo del server con il canone mensile del cloud. Sono grandezze diverse: uno è un acquisto una tantum, l’altro è un servizio che comprende cose che nell’acquisto non ci sono.

Il confronto sensato è sul costo totale su cinque anni, che è la vita utile realistica di un’infrastruttura del genere. E deve includere le voci qui sotto, non solo il ferro.

Cosa c’è davvero nel conto on-premise

Voce Spesso nel preventivo? Nota
Server, dischi, gruppo di continuità La parte visibile, di solito la minore
Licenze del sistema operativo e virtualizzazione Talvolta Da verificare quali edizioni e per quanti core
Estensione di garanzia oltre il terzo anno Raramente Senza, un guasto al quinto anno è un problema serio
Backup: software, spazio, copia fuori sede Raramente Voce ricorrente, non una tantum
Condizionamento e continuità elettrica del locale Quasi mai Consumo, manutenzione, sostituzione batterie
Ore di gestione: patch, aggiornamenti, verifiche Quasi mai La voce più sottovalutata di tutte
Sostituzione a fine ciclo No Fra cinque anni si ricomincia da capo

Le ultime tre righe sono quelle che ribaltano i conti. Un server «da 12.000 euro» che richiede due ore di gestione al mese per cinque anni porta con sé, solo di lavoro, un costo dello stesso ordine di grandezza dell’hardware.

Cosa c’è nel conto cloud

Sul versante cloud la struttura è più semplice ma ha le sue insidie. Il canone comprende macchina, storage, ridondanza, alimentazione e climatizzazione. Non comprende automaticamente tre cose che vanno chieste esplicitamente:

  • Il backup. Che i dati siano su un’infrastruttura ridondata non significa che siano salvati: la ridondanza protegge dal guasto, non dalla cancellazione né dalla cifratura. Vale in cloud esattamente come in sede.
  • La banda. Se trenta persone lavorano tutto il giorno su un gestionale che sta altrove, la connettività diventa infrastruttura critica. Serve una linea adeguata e, quasi sempre, una seconda linea di riserva.
  • La gestione. Il fornitore cloud tiene in piedi la macchina virtuale. Il sistema operativo dentro, gli aggiornamenti e l’applicativo restano vostri, a meno che il servizio non sia gestito.

Le tre voci che decidono davvero

Nella maggioranza dei casi che abbiamo visto, la scelta non si gioca sul totale a cinque anni — che spesso finisce sorprendentemente vicino — ma su tre aspetti qualitativi.

Come si distribuisce la spesa

On-premise concentra il costo all’inizio: un esborso grosso oggi, poi anni relativamente tranquilli, poi un altro esborso grosso. Il cloud lo distribuisce in un canone costante. Per un’azienda che ragiona per budget annuali e vuole prevedibilità, questa differenza pesa più di qualche punto percentuale sul totale.

Cosa succede quando qualcosa si rompe

Con un server in sede, un guasto significa: individuare il pezzo, verificare la garanzia, attendere il ricambio, sostituirlo. Se il contratto è «rientro in laboratorio», sono giorni. In cloud, un guasto hardware è un problema di qualcun altro e in genere si traduce in una macchina riavviata altrove.

Come cresce, e come decresce

Aggiungere memoria a un server significa fermarlo e aprirlo. Sul cloud si cambia la configurazione. La differenza si nota soprattutto quando serve ridurre: l’hardware comprato resta comprato, il canone si può abbassare.

Quando restare on-premise è la scelta giusta

Non è una domanda retorica: ci sono situazioni in cui l’infrastruttura in sede è chiaramente migliore, e ignorarlo sarebbe disonesto.

  • La connettività non è affidabile. Ci sono zone industriali del Piemonte dove una linea davvero simmetrica e stabile è cara o non disponibile. Se la rete cade e con lei si ferma tutta l’azienda, avete spostato il rischio, non l’avete ridotto.
  • Ci sono macchinari collegati. Controllo di produzione, CAD pesanti, sistemi che dialogano con impianti in tempo reale: la latenza conta e la sala macchine vince.
  • Il volume di dati è enorme e cambia poco. Archivi di grandi dimensioni pagati al mese per anni possono costare più che tenerli su un sistema in sede.
  • L’hardware è recente. Se il server ha due anni, la domanda non si pone: la si riprende fra tre.

La terza strada, che è quella scelta più spesso

Nella pratica la scelta raramente è tutto-o-niente. La soluzione che regge meglio nel tempo è ibrida: si sposta in cloud ciò che ne beneficia — posta, file condivisi, backup, sistemi accessibili da fuori — e si tiene in sede ciò che ha ragioni tecniche per restarci.

Un’infrastruttura in sede che debba comunque restare può essere l’occasione per semplificarla: è il ragionamento che sta dietro all’iperconvergenza, che riduce il numero di apparati da gestire senza rinunciare a tenerli in casa.

Come impostare la decisione

Prima di chiedere preventivi, mettete per iscritto quattro numeri. Servono a voi, e cambiano completamente la conversazione con qualsiasi fornitore:

  1. Quante ore di fermo può reggere l’azienda prima che il danno diventi serio.
  2. Quante ore di lavoro potete permettervi di perdere e rifare.
  3. Quanto costa oggi, in ore di qualcuno, tenere in vita l’infrastruttura attuale.
  4. Come sarà l’azienda fra tre anni: più persone, più sedi, più dati?

Con quei quattro numeri il confronto smette di essere una gara di prezzo e diventa una decisione. Se volete che li ricostruiamo insieme, l’assessment gratuito serve a questo; la pagina su cloud datacenter e backup spiega come lavoriamo quando la scelta cade da quel lato, e il configuratore vi dà un primo profilo in sette domande.

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